Il sistema di suono "veronese" nella tradizione campanaria veneta

 

 

È il sistema a campane "giranti" più recente, essendo nato verso la fine del secolo XVIII nella città di Verona, per poi diffondersi nella totalità dei territori veronese e vicentino, in gran parte del padovano, in varie località delle province di Trento, Brescia, Mantova e altre sparse su tutto il territorio nazionale.

Il sistema è anche detto "Semi Ambrosiano", dato che deriva in modo diretto dal "Sistema Ambrosiano", un tempo diffuso anche a Verona.

 

LA NASCITA DELLA PRIMA SQUADRA

Nel 1755 il fonditore Domenico Crespi da Crema realizzò il primo concerto di cinque campane, intonate secondo la scala musicale diatonica di modo maggiore, per la chiesa cittadina di San Fermo. Le campane, su incastellatura in legno, vennero montate a "Sistema Ambrosiano".

Nel 1776 il fonditore Giuseppe Ruffini realizzò un secondo concerto per la chiesa di San Giorgio in Bràida e le monache Agostiniane che allora officiavano in quella chiesa incaricarono del suono delle campane un gruppo di contadini del vicino rione Campagnola, nacque così il primo gruppo di suonatori, gruppo ancora oggi in attività con il nome di Santa Anastasia.

 

LA NASCITA DEL “SISTEMA VERONESE”

Quei primi suonatori pensarono di apportare alcune sostanziali modifiche alla montatura ambrosiana, eliminando la spranga di arresto e rendendo in tal modo la campana libera di essere trattenuta in posizione verticale da entrambe le parti, utilizzando la sola forza muscolare, e con la conseguente emissione di un unico squillo ogni qualvolta essa veniva rimossa dalla posizione di riposo. Era stato quindi sperimentato un nuovo sistema di suono, destinato a perfezionarsi e a diffondersi nel corso del secolo XIX, fino alla definitiva e completa affermazione agli inizi del secolo XX.

Le fonderie di campane, specializzatesi sempre più nella realizzazione dei concerti, iniziarono a dotare le campane stesse di questo sistema di montaggio, contribuendo in modo significativo alla sua diffusione generalizzata sul territorio, e favorendo nel contempo la nascita di numerosi gruppi di suonatori di campane, diretti diffusori di una cultura sempre più ampia di questo sistema e delle sue ampie possibilità musicali.

 

 

 

I PRIMI MAESTRI E I PRIMI COMPOSITORI

Le prime concertazioni venivano eseguite utilizzando antiche suonate che derivavano dalla scuola lombarda, ma che erano destinate a lasciare progressivamente il posto a nuove composizioni impostate secondo il ritmo gregoriano, con una cadenza assolutamente regolare tra le battute delle diverse campane. Si delinearono due importanti figure nell'ambito esecutivo: quella del compositore, ossia colui che, dotato di talento musicale, componeva suonate adatte ad essere eseguite con i concerti di campane, e quella del maestro direttore, ossia colui che aveva il compito di dirigere i suonatori durante l'esecuzione concertistica.

 

ARMAMENTO DELLA CAMPANA

L'armamento della campana a "Sistema Veronese" si presenta in apparenza simile a quello del "Sistema Ambrosiano", ma vi sono delle significative varianti.

Il contrappeso di sostegno e bilanciamento, in ghisa, è più leggero rispetto a quello Ambrosiano, e corrisponde a circa il 37-40 per cento del peso del bronzo, in modo da conferire alla campana una velocità apprezzabile, con vantaggi sulla resa melodica ed acustica.

A lato del contrappeso vi è la ruota scanalata, avente un diametro circa doppio di quello della bocca della campana. Sulla scanalatura, alla medesima quota dei perni, è fissata la fune di manovra che scende fino alla base del campanile.

Il battaglio è di tipo cadente, e il suo peso ideale corrisponde al 2% del peso della campana. Il suo attacco interno si trova all'incirca sulla linea ideale di congiunzione dei due perni del contrappeso.

 

COME SI SUONA

I suonatori, per eseguire i loro concerti, rimangono al piano terreno dei campanili, a volte invece operano da un livello intermedio, ma in ogni caso possono solamente udire le campane, non vederle. Una volta disposta la squadra di suonatori, uno per campana, o più di uno quando le campane superano un certo peso, inizia l'esecuzione concertistica.

La prima operazione consiste nella messa in piedi delle campane, agendo a strappi successivi sulla fune di manovra e facendo descrivere al bronzo oscillazioni sempre più ampie, finché esso raggiunge la posizione di equilibrio con la bocca verso l'alto, posizione che viene poi mantenuta grazie all'abilità del suonatore.

Il raggiungimento della posizione verticale, detta anche "a bicchiere", può essere ottenuta contemporaneamente da tutte le campane, ma la migliore tradizione vuole che la partenza avvenga in modo progressivo, iniziando singolarmente dalla campana minore, poi dalla seconda, poi dalla terza, e così via fino ad arrivare alla maggiore.

Ogni volta che una campana viene messa in movimento per raggiungere il suo vertice, le altre che l'hanno preceduta eseguono note scalari. Quando tutte le campane sono in piedi si eseguono le note scalari dalla minore alla maggiore, allo scopo di orientare i suonatori sulla velocità della propria campana in modo da sincronizzarla con le altre.

Per l'esecuzione della suonata vera e propria ci si affida al maestro direttore, il quale ha il compito di indicare la successione delle campane prevista dallo spartito musicale.

 

LO SPARTITO E..

Lo spartito è costituito da una serie di numeri che sostituiscono le note musicali, ad ogni numero corrisponde una singola campana, e il maestro direttore scandisce a voce la successione numerica imposta dalla suonata. È compito di ogni suonatore, ogni qualvolta venga chiamato il numero corrispondente, richiamare la propria campana dalla posizione di riposo, farle compiere una rotazione completa di 360 gradi con l'emissione di un unico squillo, per poi fermarla nuovamente dalla parte opposta a quella di partenza.

L'abilità del maestro direttore, unitamente alla valenza dei suonatori, determina la riuscita più o meno perfetta della concertazione, tenendo conto che le campane maggiori impiegano un tempo superiore a compiere la rotazione rispetto alle minori, mentre la suonata esige un tempo assolutamente regolare tra le battute.

La posizione verticale della campana prevede due varianti, dovute al fatto che la fune è attaccata alla ruota all'altezza dei perni. Vi è una prima posizione, detta "diritta", in cui il suonatore tiene bloccata nelle mani una singola sezione di corda, e una seconda posizione, detta "capola", nella quale il suonatore blocca nelle mani un ulteriore tratto di corda detto appunto "capola" o "laccio", che è destinato a formarsi o a sciogliersi ad ogni rotazione del bronzo, alternativamente dall'una o dall'altra parte.

 

GLI ERRORI

Gli errori che compromettono la buona riuscita di una concertazione possono innanzitutto essere causati dai "contrattempi", ossia da ritardi o anticipi più o meno gravi nella successione delle battute, considerando anche il fatto che le suonate, oltre alle battute singole, prevedono l'esecuzione di accordi musicali, nei quali due, tre, o anche quattro campane devono suonare simultaneamente.

Un altro errore, detto "calata", avviene quando lo strappo impresso alla fune è meno vigoroso del necessario, e la campana, non avendo il necessario slancio, ritorna indietro emettendo uno squillo ulteriore fuori programma, o anche più di uno se il suonatore non pone rimedio tempestivamente al suo errore. Al contrario, se lo strappo impresso alla fune è troppo vigoroso, il suonatore non è in grado di arrestare la campana nella posizione esatta.

Se la campana è piccola il battente va ad adagiarsi sulla parte opposta del bronzo, e con il giro successivo verrà emesso un doppio squillo, detto "ribattuta".

Se invece la campana è di grandi dimensioni e il suonatore non è più in grado di farla fermare, avviene il "ribaltamento" che pregiudica irrimediabilmente la concertazione.

 

ASSEGNAZIONE DEL NOME DELLE CAMPANE IN CONCERTO

In ambito musicale il "Sistema Veronese" permette di eseguire suonate di accettabile contenuto musicale ed artistico, il cui repertorio è divenuto nel tempo sempre più ampio grazie all'opera di valenti compositori.

Come già detto, lo spartito musicale è composto da numeri che nel caso delle battute delle campane sostituiscono le note musicali. I primi suonatori, che operavano con concerti composti da soli cinque bronzi, numerarono le campane secondo il sistema musicalmente corretto, assegnando il n. 1 alla campana maggiore ed il n. 5 alla minore. In seguito l'ordine venne invertito, pertanto la campana maggiore divenne il n. 5 e la minore il n.1.

Quando si iniziarono ad ampliare i concerti con l'aggiunta della sesta campana più piccola, questa venne denominata "sestina".

Quando invece i concerti vennero ampliati ulteriormente a nove bronzi, venne assegnato il n. 9 alla campana maggiore ed il n. 1 alla minore. All'eventuale decima campana più piccola si assegnò il n. 0.

 

MAESTRI E SACERDOTI PREZIOSI PER LA NOSTRA STORIA

All'inizio del secolo XX il maestro Pietro Sancassani (Verona, 1881-1972) condusse una tenace opera di introduzione di nuove suonate, che rispetto a quelle più antiche comprendevano in senso più ampio la musicalità possibile con i concerti campanari. Il Sancassani si fece promotore di una intensa campagna per l'ampliamento e il rinnovo dei concerti, fino ad allora composti quasi esclusivamente di soli cinque bronzi, date le superiori possibilità melodiche ottenibili con un numero di note superiore.

Un sacerdote intenditore di musica, Monsignor Giuseppe Maggio (Verona, 1866-1930), assieme a Mons. Ernesto Dalla Libera (Vicenza, 1884-1980) ebbe grandissimi meriti nell'affermazione ufficiale del "Sistema Veronese", avendo inserito e facendo apprezzare le esecuzioni concertistiche nei Congressi di Musica Sacra di Vicenza del 1923 e di Verona del 1929, oltre ad avere promosso l'inserimento di suonate ispirate a brani religiosi.

Un altro sacerdote, Don Germano Alberti (Verona, 1888-1977), frequentemente consultato dalla fonderia Cavadini per il collaudo musicale dei nuovi concerti, creò esemplari composizioni che dimostrarono la sua capacità di cogliere interamente le doti armoniche del bronzo.

Mario Carregari (1911-1997), maestro della Società Campanaria di Santa Anastasia, ricercatore di Arte Campanaria e ovunque richiesto per la sua competenza tecnica, nobilitò il "Sistema Veronese" continuando la campagna intrapresa da Sancassani per l'ampliamento ed il rinnovo dei concerti di campane, oltre ad inaugurare con la Santa Anastasia un elevato numero di nuovi concerti anche al di fuori della Regione Veneto. In ambito compositivo il Carregari dimostrò grandissima abilità, avendo composto suonate adatte non solo alla difficoltà ma anche alla tonalità e alle caratteristiche armoniche di ogni singolo concerto.