I principali fonditori di campane operanti a Verona

 

Nella seconda metà del secolo XIII fu attivo a Verona il fonditore Magister Jacobus, o Mastro Jacopo, autore di varie campane dalla tipica forma medievale allungata, con la misura dell'altezza superiore a quella del diametro, medesima caratteristica riscontrabile in tutte le campane realizzate in quell'epoca dai fonditori italiani ed europei.

Nel secolo XV con la comparsa dei primi carillon nella regione delle Fiandre maturò un certo gusto nel suonare le campane, ed i fonditori iniziarono la loro specializzazione nella fusione e nell'accordatura. Inoltre la forma della campana medievale, stretta ed allungata, lasciava progressivamente il posto alla forma rinascimentale più corta e maggiormente svasata, con la quale era più facile ottenere un timbro definito e una risposta armonica appropriata.

A Verona operò un importante fonditore rinascimentale, Maestro Orlando Checherle (1470 - 1514), negli anni a cavallo tra i secoli XV e XVI, seguito dalla dinastia dei Bonaventurini attiva per tutto il secolo XV, dalla dinastia dei Levi operante dalla metà del secolo XVI alla metà del secolo XVII, e dal fonditore Bartolomeo Pisenti che esercitò la propria attività nel corso di tutta la seconda metà del secolo XVII.

Tutte le campane prodotte in questi secoli, molte delle quali tuttora funzionanti su diverse torri campanarie, raggiungono un livello che nel tempo si è sempre più perfezionato, non solo per la qualità del suono ma anche per la bellezza e la varietà delle decorazioni ed immagini sacre, presenti in bassorilievo sulla superficie esterna del bronzo e costituenti corpo unico con la campana stessa.

Dopo quest'epoca la forma della campana non subì più significative variazioni ma solo perfezionamenti di lieve entità, e dal secolo XVIII si può iniziare a parlare di campane moderne, in cui il diametro della bocca è pari all'altezza comprensiva della treccia.

Nell'Italia Settentrionale, nel secolo XVIII, iniziarono a diffondersi i primi concerti di campane in regolare scala musicale diatonica di modo maggiore per opera di valenti fonditori come Domenico Crespi da Crema e Giuseppe Ruffini operante a Verona. Il Crespi fu l'autore del primo concerto di cinque campane di Verona, tuttora funzionante sul campanile di San Fermo Maggiore. Fino ad allora sui campanili cittadini erano collocate al massimo quattro campane, che producevano accordi di tipo saltuario (prima, terza, quinta, ottava).

Il Ruffini diede l'impulso definitivo per l'affermazione nella città e nel territorio veronese dei concerti in regolare scala musicale, questa felice scoperta determinò a Verona la nascita di un nuovo sistema di armamento e di suono delle campane, il "Sistema Veronese". Assieme alla comparsa delle società campanarie e alla conseguente nuova possibilità delle suonate solenni che il nuovo sistema poteva offrire, determinò il rinnovo delle campane presenti su quasi tutti i campanili. Il suo sviluppo ebbe luogo nell'intero secolo XIX e per tutta la prima metà del secolo XX.

Dalla scuola del Ruffini uscirono validi fonditori come i Chiappani, i Partilora, e soprattutto Pietro Cavadini, capostipite di una dinastia di fonditori attiva dal 1794 al 1974 e affermata come una delle migliori fonderie d'Italia, al cui nome è legata la maggior parte delle campane attualmente presenti sul nostro territorio.

 

 

Maestro Jacopo (Magister Jacobus)

Fonditore attivo a Verona nella seconda metà del secolo XIV, autore di numerose campane dalla caratteristica forma allungata tipica dell'epoca medievale, alcune delle quali conservate nel Museo di Castelvecchio, come la grande campana per l'orologio della Torre del Gardello, del 1370, la campana di Santa Maria Mater Domini del 1385. Un'altra sua opera, custodita nella chiesa di Sant'Elena, è una campana fusa nel 1384 per la Cattedrale di Verona.

 

Maestro Orlando Checherle

Importante fonditore rinascimentale, attivo negli anni a cavallo tra i secoli XV e XVI. La sua opera più nota è una campana ancora oggi funzionante sul campanile di San Zeno Maggiore, fusa nel 1498. Un'altra sua importante opera, datata 1501, è custodita nel Museo di Castelvecchio.


Antonio Zeno

Fonditore contemporaneo di Maestro Orlando, del quale non si conservano opere, realizzò una campana per Santa Anastasia nel 1488, assieme al francese Michel De Franza.


I Bonaventurini

Dinastia di fonditori veronesi, attivi per tutto il corso del secolo XVI. Il capostipite fu Don Bonaventura, autore di una rifusione del "Rengo", la grande campana della Torre dei Lamberti, avvenuta nel 1521. Il nipote Alessandro realizzò nel 1557 il "Rengo" attualmente funzionante sulla torre. Le campane dei Bonaventurini sono caratterizzate da forme e proporzioni molto eleganti, e da partiti decorativi che denotano una significativa evoluzione nell'arte fusoria.

 

I Levi (De Levis)

Dinastia di fonditori proveniente dal bergamasco e attiva a Verona dalla metà del secolo XVI alla metà del secolo XVII. Si conservano loro opere tuttora funzionanti su vari campanili, come ad esempio le due campane a Madonna di Campagna, del 1567, ed una campana del 1677 per San Giovanni in Foro. L'artefice più famoso della famiglia è stato Giuseppe Levi, autore di campane e di oggetti in bronzo di pregevole fattura, conservati in musei d'Europa, d'America e in collezioni private.


Bartolomeo Pisenti

Dopo la scomparsa dei Levi questo fonditore dominò senza concorrenti l'arte fusoria a Verona nella seconda metà del secolo XVII. Molti campanili cittadini ospitarono sue opere oggi scomparse, come ad esempio Santa Anastasia, la Cattedrale, San Giorgio in Braida, mentre a San Nicolò sono ancora funzionanti due bronzi del 1682. La sua opera più significativa, tuttora in uso, è il "Campanone" fuso nel 1653 per la torre civica di Bergamo.Il Pisenti aveva propria fonderia nell'attuale Via Mazzini, nel luogo dove oggi si trova la farmacia "Due Campane".


Lucio De Rossi (De Rubeis)

Fonditore padovano stabilitosi a Verona, fu attivo nella prima metà del secolo XVIII divenendo il successore del Pisenti, al quale erano ispirate le sue opere. Fu l'autore di numerose eleganti campane per chiese e monasteri della città e della provincia.


Angelo Poni

Allievo di Lucio De Rossi, anch'esso attivo nella prima metà del secolo XVIII, si conservano sue opere in varie chiese ed oratori della provincia veronese.


Domenico Crespi

Fonditore di una importante dinastia cremasca, operò a Verona per alcuni anni immediatamente successivi alla metà del secolo XVIII. In terra lombarda fu determinante per l'introduzione dei concerti in scala musicale diatonica maggiore, e a Verona fuse le prime cinque campane scalari della città, in FA maggiore, ancora oggi funzionanti sul campanile di San Fermo Maggiore.


Giuseppe Antonio Larducci

Attivo nella seconda metà del secolo XVIII, ebbe la fama compromessa a causa delle rotture che alcune sue campane subirono dopo poco tempo dall'installazione. Si dedicò prevalentemente alla realizzazione di bronzi di piccole dimensioni, ammirati per la pregevole fattura.


Giuseppe Ruffini

Fonditore originario di Reggio Emilia, operante nella seconda metà del secolo XVIII. Fu determinante per la definitiva introduzione dei concerti in scala musicale diatonica di modo maggiore, grazie anche agli studi compiuti sulla fonica delle campane e alla pregevole qualità dei suoi prodotti.Il concerto fuso nel 1776 per San Giorgio in Braida diede i natali al sistema di suono denominato "alla veronese", nello stesso anno il Ruffini realizzò un prestigioso concerto di otto campane per Colognola ai Colli. Suo valido collaboratore fu Anton Maria Partilora, il cui nome compare su diverse campane accanto a quello del maestro, mentre i suoi allievi furono Bartolomeo Chiappani e Pietro Cavadini. La produzione del Ruffini interessò anche le province limitrofi a quella veronese, in particolare quella trentina e quella mantovana. Le sue campane vengono considerate capolavori assoluti per la ricchezza del partito decorativo. La fonderia era situata nei pressi della Porta Nuova.


Pietro Partilora

Fu il titolare di una fonderia tra il 1802 ed il 1821 continuando l'arte del nonno Anton Maria Partilora, che lavorò con Ruffini. Realizzò numerosi concerti di campane in città ed in provincia, e la sua fonderia era ubicata nella contrada del "Cigno" in parrocchia di Santo Stefano. Alla sua morte, nel 1821, la direzione della fonderia venne presa dal collaboratore Antonio Selegari, che continuò l'attività del suo predecessore fino al 1850 circa.


I Chiappani:

Famiglia di fonditori trentini, il cui capostipite Bartolomeo era stato allievo del Ruffini. A Verona operò un ramo della fonderia Chiappani durante la prima metà del secolo XIX, condotta da Luigi I fino al 1837 e dal figlio omonimo Luigi II fino al 1852 circa. La fonderia venne aperta dapprima nei pressi di Santa Maria in Organo, successivamente all'interno della chiesetta sconsacrata di San Pietro Martire in Via Sant'Alessio, situata tra Santo Stefano e San Giorgio in Braida.


I Cavadini:

E' la famiglia di fonditori veronesi in assoluto più prestigiosa. Il capostipite Pietro, allievo del Ruffini, iniziò l'attività nel 1794 aprendo una fonderia a Montorio Veronese, fonderia che dal 1812 si trasferì a Verona in contrada San Nazaro. Eredi di Pietro Cavadini furono i due figli Francesco e Luigi I, mentre un terzo figlio, Giovanni divenne il titolare di un proprio stabilimento fondendo a sua volta campane tra il 1830 ed il 1850. I Cavadini realizzarono campane per la maggiore parte delle chiese del territorio veronese, ma la loro produzione interessò in modo particolare anche le province limitrofe oltre a varie località del territorio nazionale, e la qualità complessiva dei lavori effettuati consacrò questa fonderia come una delle migliori in assoluto operante in Italia.

Tra le campane significative uscite dalla fonderia Cavadini ricordiamo il concerto di Asiago (1822), Colognola ai Colli (1873), S. Andrea di Mantova (1891), Cattedrale di Palermo (1893), ancora Asiago (1922), Cattedrale di Verona (1931), Sesto San Giovanni (1937), e la Campana dei Caduti di Rovereto (1938). L'ultimo rappresentante della ditta, Luigi II, prima della chiusura definitiva avvenuta nel 1974, realizzò importanti concerti per Fornace di Trento (1962) e Valdagno (1966).

 

 

Foto di varie campane Venete